Rinoplastica

I primi fautori della chirurgia ricostruttiva ed estetica nasale sono identificati nei fratelli Pietro e Paolo Vianeo di Tropea tra il XV e XVI secolo.

Inventori di una particolare tecnica chirurgia, utilizzavano un lembo di avambraccio, ricostruendo così la piramide nasale. A quell’epoca l’amputazione del naso era riservata ai ladri o adulteri come punizione indelebile.

Gaspare Tagliacozzi descrisse in dettaglio la tecnica nel suo trattato “ De curtorum chirurgia per insitionem “(Chirurgia delle mutilazioni per mezzo di innesti), pubblicato a Venezia nel 1597. Definendo la tecnica dei Vianeo come il miracolo Tropeano.

Naturalmente nel corso dei secoli la tecnica si è molto evoluta e per fortuna le mutilazioni nasali sono diminuite.

Attualmente le tecniche utilizzate si differiscono in base alla via di accesso alle strutture nasali.

RINOPLASTICA CHIUSA (CLOSED)

L’accesso si esegue facendo le incisioni all’interno delle cavità nasali, tecnica valida ma che a mio avviso, non riesce a controllare tutte le trasformazioni che il chirurgo vuole eseguire.  Può essere indicata per la correzione di piccoli difetti ed è inefficace nella strutturazione della punta nasale complessa.

RINOPLASTICA APERTA (OPEN)

La via di accesso è ottenuta praticando una piccola incisione a livello columellare (parte inferiore della punta nasale) suturata con un particolare filo  la rende non visibile  nel post- operatorio. A mio parere questa tecnica permette agevolmente di correggere qualsiasi difetto estetico funzionale nasale, anche attraverso uso di innesti (pezzi di cartilagine ottenuti prevalentemente dal setto nasale).

Naturalmente un bravo chirurgo deve aver padronanza con ambedue le tecniche, per dominare qualsiasi situazione chirurgica.

Una rinoplastica ben riuscita è quella in cui a un buon risultato estetico si associa una perfetta funzionalità nasale. Di qui la necessità di controllare con cura e scrupolosità, nella visita pre- operatoria, il naso interno, per appurare l’esistenza di alterazioni strutturali capaci di ostacolare il flusso aereo e per programmare le correzioni.

Fra gli elementi anatomici che compongono il viso, il naso è indubbiamente quello di maggior rilievo, sia perché disegna la linea di profilo, sia perché assieme agli occhi caratterizza l’individuo.

Il naso è un organo particolarmente complesso di precipuo valore estetico ma anche di grande importanza funzionale, essendo la parte iniziale dell’albero respiratorio e la sede di recezione degli stimoli olfattori.

La razza, l’età, il sesso sono i tre fattori basilari che condizionano la morfologia della piramide. Quanto la bellezza del naso incida su quella del viso fu già intuito nel corso dei secoli. Agnolo Firenzuola nel secolo XVI  cosi si esprimeva: “ Colei, che non ha un naso perfetto non potrà mai avere un bel profilo…Il naso deve avere delle proporzioni corrette…deve essere stretto piuttosto che largo ed affusolato dalla radice alla base…la punta dovrebbe essere un po’ più in su e sporgere come fosse in rilievo, con una linea invisibile che segni il confine delle sue narici che prima devono apparire per poi declinare gentilmente e finalmente finire, diminuendo entrambi sulla stessa linea… E le narici dovrebbero essere asciutte e tagliate accuratamente”. La trasformazione nasale, oltre ad essere un intervento molto delicato e complesso, cambia radicalmente la fisionomia facciale. Per tale ragione il colloquio con il paziente  prima dell’intervento diventa di fondamentale importanza per pianificare il cambiamento morfologico.

La rinoplastica si definisce primaria quando è eseguita per la prima volta per correggere inestetismi congeniti o acquisiti (traumi).

La rinoplastica secondaria, invece, mira a eliminare quei difetti che non è stato possibile correggere con il primo intervento o che sono stati provocati da una pregressa rinoplastica.

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